Come capisco se il mio dentista mi sta facendo più di quello che mi serve?
Cominciamo dalla cosa scomoda. Il «sovratrattamento» (overtreatment) esiste. Non è una leggenda urbana. Sovrattratamento significa applicare cure non necessarie, o cure la cui efficacia non è dimostrata — qualsiasi procedura tecnicamente e clinicamente inadeguata rispetto alle condizioni reali del paziente. Succede.
Più spesso, si tratta di estrazioni non necessarie: estrazioni di denti salvabili con chirurgia parodontale. Purtroppo è un trattamento specialistico e non alla portata di tutti.
La domanda giusta, quindi, non è “il mio dentista è disonesto?”. La maggior parte non lo è. È possibile che quel dentista abbia conoscenze specialistiche di altro genere e non veda la possibilità di curare piuttosto che estrarre.
La domanda giusta è: come funziona il meccanismo che porta ad estrarre più del dovuto, e come mi difendo?
Il problema non è quasi mai la malafede
Un dentista che vede un paziente per la prima volta non ha modo di misurare quanto velocemente o lentamente una situazione si è sviluppata — una lesione cariosa, una malattia parodontale — né se si tratti di qualcosa di stabile o in progressione. L’incertezza clinica è reale. E nell’incertezza, il dentista tende a fare. Perché fare è prudente. Perché non fare potrebbe essere negligente, potenzialmente.
Un dentista che controlla un paziente assiduo nel tempo, si renderà conto meglio di chiunque altro se qualcosa cambia.
C’è anche un altro meccanismo, più sottile. Nel tempo, un dentista tenderà a proporre più frequentemente le cure che trova piacevoli o meno stressanti (o più redditizie). È qui che, potenzialmente, germogliano i semi del sovrattratamento.
I dentisti devono basarsi sui dati obiettivi riscontrati durante la visita. Certo, anche l’esperienza ha il suo peso. Ma è necessario un riscontro oggettivo, clinico o radiografico.
Le procedure a rischio
Alcune cure sono più esposte di altre. Tra le procedure più frequentemente citate: microcarie che non richiederebbero intervento immediato.
Le carie si individuano clinicamente (visivamente), con la tecnica della transilluminazione (anche computerizzata), o radiograficamente (più affidabile). L’indicazione a curare la carie c’è quando è certo che esista una cavità (buchetto) o il superamento dello strato protettivo di smalto (l’esterno del dente). Infatti, una volta superato lo smalto, la carie diventa estremamente veloce e devastante per la struttura del dente.
Se il paziente frequente assiduamente lo studio (attraverso i controlli programmati), l’Igienista Dentale, e il Medico Odontoiatra, una lesione iniziale si può monitorare. Potrebbe rimineralizzare ed è possibile attendere.
Diversamente, nel dubbio, è consigliabile trattarla.
Cosa fare in concreto
Primo: chiedi sempre il perché. Non “cosa mi fate” ma “perché adesso, perché non aspettiamo, cosa succede se non lo facciamo”. Un bravo clinico risponde. Non si irrita. Non accelera.
Secondo: chiedi le radiografie. Non per portarle via per principio, ma per capire dove si basa la diagnosi. Una carie che si vede in bocca a occhio nudo è diversa da un’ombra radiografica che “potrebbe essere qualcosa”.
Terzo: il secondo parere non è una mancanza di rispetto. È un diritto. Le variazioni nelle decisioni cliniche tra dentisti, pur in presenza delle stesse condizioni, sono documentate dalla letteratura. Non perché uno dei due menta — spesso perché la medicina ha zone grigie, e ciascuno le interpreta con la propria formazione, la propria esperienza, i propri bias.
L’onestà vera ha una faccia precisa
Il dentista onesto ti dice quando non c’è niente da fare. Ti dice “torna tra un anno”. Ti dice “monitoriamo”. Ti fa sentire che uscire dallo studio senza aver lasciato soldi è un risultato, non un problema.
Se il dentista da cui vai da anni ti dice che sta accadendo qualcosa di nuovo e questo qualcosa richiede un trattamento, probabilmente c’è da fidarsi.
Se il dentista lo conosci da poco, forse dovrai valutare con maggiore attenzione.
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Dr. Ernesto Bruschi – DentiPiù
Il Dr. Ernesto Bruschi è parodontologo a Frosinone (Ciociaria, Lazio), specialista nella diagnosi e nel trattamento della parodontite grave e delle recessioni gengivali. Punto di riferimento per pazienti da Roma, dal Lazio e dal centro Italia che cercano un parodontologo esperto. Opera presso il Centro Odontoiatrico Denti Più (Corso Lazio 17, Frosinone) ed è autore di pubblicazioni peer-reviewed su riviste internazionali. Formazione a Göteborg con Jan Lindhe. Oltre trent’anni di pratica clinica in parodontologia, implantologia e chirurgia orale rigenerativa!
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