I 3 errori da correggere quando lavi i denti…
Due minuti, due volte al giorno. Lo sanno tutti, lo ripetono i dentisti, c’è scritto sul tubetto. Eppure la maggior parte delle persone che lavano i denti “bene” — nel senso che ci mettono impegno, tempo, una certa convinzione — li lava in un modo che fa più male che bene. Il problema quasi mai è quanto. È come.
Mettiamo subito a fuoco l’errore più diffuso.
1. Il movimento orizzontale: smettila!
Il gesto istintivo è quello della sega: spazzolino in orizzontale, avanti e indietro, forte, lungo tutta l’arcata. Sembra efficiente. È il modo migliore per consumare lo smalto al colletto e far ritirare la gengiva, scoprendo quei “scalini” alla base del dente che diventano sensibili al freddo. La placca, intanto, resta dov’è — perché si annida proprio sul bordo gengivale, e il movimento orizzontale lo scavalca.
Quello che funziona ha un nome — tecnica di Bass modificata — ma non ti serve ricordartelo. Ti serve ricordare tre cose.
- Inclina lo spazzolino a 45 gradi verso la gengiva, non appoggiato piatto sul dente. Le setole devono puntare leggermente sotto il bordo gengivale, dove vive il biofilm.
- Da lì, fai piccoli movimenti: vibrazioni cortissime, o minuscoli cerchi, su due denti alla volta. Niente corse da un lato all’altro.
- Alla fine di ogni gruppetto, un colpetto che “spazza” verso il basso sui denti di sopra e verso l’alto su quelli di sotto, come a tirare via la placca dal solco. Poi sposti. Due denti. Avanti.
È più lento. È meno soddisfacente. Pulisce molto di più.
2. Le superfici che nessuno tocca
Quasi tutti lavano bene la parte esterna dei denti — quella che si vede sorridendo. Poi si fermano lì. La faccia interna, soprattutto degli incisivi inferiori dietro, è il deserto: è dove si forma per prima il tartaro, ed è scoperto in quasi tutte le bocche che guardo. Per arrivarci con gli incisivi devi mettere lo spazzolino in verticale, in punta, e spazzolare dall’alto in basso. Scomodo? Sì. Ma è metà del lavoro.
E poi c’è quello che lo spazzolino, qualunque spazzolino, non raggiungerà mai: lo spazio tra un dente e l’altro. Sono superfici che valgono circa due quinti del totale, e la carie tra i denti nasce esattamente lì, invisibile, finché non fa male. Filo o scovolino, una volta al giorno. La sera. Non è un optional per i fissati — è la metà mancante dello spazzolamento.
3. Lo sciacquo che annulla tutto
Questa è la cosa che fa cadere dalla sedia chi la sente per la prima volta. Dopo aver spazzolato, “sputa, ma non sciacquare“. Niente bicchiere d’acqua, niente collutorio subito dopo. Il dentifricio lascia sui denti un velo di fluoro che continua a rinforzare lo smalto per ore — se lo risciacqui via con l’acqua, butti via gran parte del beneficio per cui ti sei lavato i denti. Sputa l’eccesso e basta. Lo so che sembra strano. Provaci per due settimane.
Mentre ci siamo, due dettagli che pesano più di quanto sembri. La quantità di dentifricio: una nocciolina, non la striscia da pubblicità che copre tutte le setole. E il momento: lo spazzolamento della sera è il più importante in assoluto, perché di notte la saliva — che è la difesa naturale dei denti — cala, e ciò che lasci lì ci resta per otto ore.
La forza, di nuovo
Torno sulla pressione perché è il vizio più tenace. Più spingi, peggio pulisci. La placca è morbida, viene via con poco; quello che la forza rimuove davvero è lo smalto e la gengiva. Se hai uno spazzolino elettrico, il tuo unico compito è appoggiarlo e accompagnarlo lungo i denti — il movimento lo fa lui, e se lo schiacci contro il dente molti modelli ti avvisano con una lucetta o cambiando suono. Dagli retta.
Un test casalingo: guarda le setole del tuo spazzolino dopo un mese. Se sono già aperte a ventaglio, non sei più diligente degli altri. Stai premendo troppo, e lo stai facendo da anni!
Lavarsi i denti bene non è questione di muscoli né di tempo extra. È un gesto piccolo, paziente, fatto nel punto giusto. Cambia l’angolo, rallenta il movimento, smetti di sciacquare. Tre correzioni. E al prossimo controllo, chiedi di guardarti mentre lo fai — dieci secondi davanti allo specchio dello studio valgono più di mille raccomandazioni sul tubetto.
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Dr. Ernesto Bruschi – DentiPiù
Il Dr. Ernesto Bruschi è parodontologo a Frosinone (Ciociaria, Lazio), specialista nella diagnosi e nel trattamento della parodontite grave e delle recessioni gengivali. Punto di riferimento per pazienti da Roma, dal Lazio e dal centro Italia che cercano un parodontologo esperto. Opera presso il Centro Odontoiatrico Denti Più (Corso Lazio 17, Frosinone) ed è autore di pubblicazioni peer-reviewed su riviste internazionali. Formazione a Göteborg con Jan Lindhe. Oltre trent’anni di pratica clinica in parodontologia, implantologia e chirurgia orale rigenerativa!
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