Pulizia dei denti a Frosinone: come funziona una seduta di igiene orale da Dentipiù

Settembre 28, 2026by F.A.Q.0

Pulizia dei denti a Frosinone: come funziona una seduta di igiene orale da Dentipiù

Cosa succede, nell’ordine

Seguiamo il protocollo GBT (Guided Biofilm Therapy), una sequenza di passaggi sempre uguale. La ripetibilità è uno dei suoi pregi. Un passaggio saltato si nota.

1. Domande e controllo: farmaci, fumo, diabete, gravidanza, sanguinamento. Poi si guardano gengive, mucose e, con una sonda millimetrata, la profondità del solco attorno ai denti.
2. Colorazione della placca, se aiuta sia l’operatore che il paziente a riconoscere i depositi.
3. Rimozione del biofilm con un getto di acqua, aria e una polvere finissima (eritritolo e simili) che toglie placca e macchie dai denti, dalle gengive e dagli impianti senza graffiare lo smalto.
4. Tasche profonde: dove il solco supera i 4 millimetri si lavora con un beccuccio sottile che entra sotto la gengiva.
5. Tartaro residuo con un’ultrasuoni a punta sottile, solo dove serve, cioè dove la polvere non basta. Talvolta con le curettes manuali. Alcuni pazienti preferiscono solo le curettes manuali a causa della sensibilità dentale.
6. Controllo finale: si ricolora se serve, e si verifica che non sia rimasto niente.
7. Richiamo: si fissa quando tornare. Può essere dopo tre mesi, dopo sei o dopo dodici, e più avanti spieghiamo da cosa dipende.
8. Istruzioni sullo spazzolino e sugli scovolini, sulla bocca di quel paziente e sulle sue zone con più depositi di placca e tartaro. Per ognuno sono diverse.

La seduta dura circa 45–60 minuti.

 

Perché in uno studio diretto da un parodontologo

Il Centro Dentipiù è diretto dal Dr. Ernesto Bruschi, che si occupa di gengive e di osso da trent’anni. Si è formato con Ronald Odrich e Jan Lindhe, il parodontologo il cui manuale si studia in quasi tutte le facoltà europee. Le sedute di igiene le fa sempre un’igienista dentale.

Il dettaglio è la sonda del primo passaggio. La parodontite, cioè la malattia che distrugge l’osso attorno ai denti, quasi sempre non fa male fino a quando i denti cominciano a vacillare. Il segnale precoce è una tasca di cinque, sei millimetri dove dovrebbero essercene due o tre, e lo si trova misurando con un’apposita sonda, perché allo specchio non si vede. Quando l’igienista trova una tasca così, il paziente non esce con una pulizia e un appuntamento tra sei mesi. Nello stesso centro lo visita il parodontologo.

Molte persone scoprono di avere la parodontite quando ormai hanno bisogno di un impianto. Con una misurazione a ogni seduta, diagnosi e seduta di igiene avvengono lo stesso giorno.

Lo stesso vale per chi ha già degli impianti. Attorno all’impianto l’infiammazione corre più veloce che attorno a un dente naturale, e la gengiva sanguina poco anche quando la situazione peggiora. Gli impianti vanno controllati e puliti con strumenti che non rigano il titanio. La polvere e le punte del protocollo GBT sono fatte per questo.

 

Ogni quanto

Il “sei mesi” che tutti conoscono è una media, e le medie curano male. La frequenza dipende da quanta placca rimane dopo lo spazzolino e da quanto la bocca reagisce, cioè dalla sensibilità individuale alla malattia parodontale.

  • Gengive sane, poca placca, nessun fattore di rischio: una volta l’anno può bastare.
  • Fumatori, diabetici, donne in gravidanza, portatori di apparecchio ortodontico: più spesso, di solito ogni quattro-sei mesi.
  • Chi è stato curato per parodontite: ogni tre-quattro mesi, per anni. Si chiama terapia parodontale di supporto. Uno studio svedese ha seguito per trent’anni pazienti richiamati con regolarità, e in trent’anni hanno perso in media meno di due denti a testa, e quasi mai per la parodontite (Axelsson, Nyström, Lindhe, J Clin Periodontol 2004).
  • Portatori di impianti: almeno due volte l’anno, spesso di più.

L’intervallo lo decide il medico previa valutazione e compilazione/aggiornamento della cartella parodontale (che fa anche un calcolo preciso in base ai parametri inseriti). E lo sappiamo già al primo appuntamento, grazie a questi parametri. Generalmente, durante i controlli, il medico si consulta anche con l’igienista, per stabilire gli intervalli più appropriati al paziente.

 

Cosa aspettarsi dopo

Le gengive infiammate potrebbero sanguinare leggermente durante la seduta. È il segno che erano infiammate, e il sanguinamento si ferma nel giro di pochi minuti. Chi ha molto tartaro può avere un po’ di sensibilità al freddo per qualche giorno. Se il tartaro copriva il colletto del dente, che adesso è di nuovo esposto, può essere utile un dentifricio per denti sensibili.

Per le prime ore conviene evitare caffè, tè, vino rosso e sigaretta. Lo smalto appena pulito si macchia più in fretta.

 

Domande frequenti

La pulizia dei denti fa male?
Quasi sempre no. La polvere e l’acqua tiepida si sentono appena. Le zone con molto tartaro sotto la gengiva o con gengive molto infiammate possono dare fastidio. In quel caso, il medico programmerà una o più sedute con anestesia locale (levigatura radicolare).

La pulizia rovina lo smalto?
No. La polvere di eritritolo è più morbida dello smalto e le punte ad ultrasuoni si fermano sullo smalto. Chi ha la sensazione di “denti più sottili” dopo la seduta sente semplicemente gli spazi che il tartaro riempiva.

Quanto aspettare per fumare dopo la pulizia dei denti?
Almeno due-tre ore, meglio fino a sera. Lo smalto appena lucidato assorbe più facilmente le macchie. Il fumo resta il primo fattore di rischio per gengive e impianti. Se volete smettere, fate bene.

Posso fare la pulizia dei denti in gravidanza?
Sì, ed è consigliata: gli ormoni rendono le gengive più reattive. Il secondo trimestre è il periodo più comodo. Diteci sempre di essere in gravidanza, anche se all’inizio.

Ho gli impianti: la pulizia si fa lo stesso?
Sì, con strumenti adatti al titanio. Per chi ha impianti la seduta di igiene serve anche a controllare la gengiva attorno alla vite, dove i problemi iniziano senza dolore.

Le gengive sanguinano quando mi lavo i denti. Basta la pulizia?
Forse. Il sanguinamento vuol dire infiammazione: se dipende dalla placca, basta la pulizia insieme a una tecnica migliore a casa. Se sotto ci sono tasche profonde, serve una terapia parodontale. La sonda facilita la diagnosi già dalla prima seduta.

Le informazioni di questa pagina hanno scopo informativo, in conformità alla normativa sulla pubblicità sanitaria (legge 145/2018, art. 1 c. 525) e al Codice di Deontologia Medica. Direttore sanitario: Dr. Ernesto Bruschi, Odontoiatra, iscritto all’Albo degli Odontoiatri di Frosinone n. 594.

 

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Dr. Ernesto Bruschi – DentiPiù

Il Dr. Ernesto Bruschi è parodontologo a Frosinone (Ciociaria, Lazio), specialista nella diagnosi e nel trattamento della parodontite grave e delle recessioni gengivali. Punto di riferimento per pazienti da Roma, dal Lazio e dal centro Italia che cercano un parodontologo esperto. Opera presso il Centro Odontoiatrico Denti Più (Corso Lazio 17, Frosinone) ed è autore di pubblicazioni peer-reviewed su riviste internazionali. Formazione a Göteborg con Jan Lindhe. Oltre trent’anni di pratica clinica in parodontologia, implantologia e chirurgia orale rigenerativa!

 

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