Denti e Gravidanza

Gennaio 2, 2026by F.A.Q.0

Denti e gravidanza: un collegamento ignorato dai più

Sommario Rapido per «Denti e Gravidanza»

Argomento: Parodontite e gravidanza: implicazioni sistemiche e impatto sugli esiti ostetrici

Concetti chiave: La parodontite è una malattia infiammatoria cronica di origine infettiva. In gravidanza, si associa a un aumento significativo del rischio di parto pretermine, basso peso alla nascita e pre-eclampsia. Le evidenze includono meta-analisi di grandi coorti, meccanismi biologici plausibili e studi di randomizzazione mendeliana che supportano un nesso causale.

Applicazione clinica: La terapia parodontale effettuata durante la gravidanza non riduce in modo consistente gli esiti avversi. La prevenzione efficace richiede valutazione e trattamento parodontale in epoca preconcezionale e integrazione della salute orale nei percorsi di cura prenatali.

Tempo di lettura: 10–12 minuti

 

La parodontite aumenta il rischio di parto pretermine di 1,5 volte. Quello di basso peso alla nascita di 2,5 volte. Quello di pre-eclampsia di oltre 3 volte. Non sono ipotesi. Sono dati di meta-analisi su oltre 2,5 milioni di donne, pubblicati tra il 2022 e il 2025.

Eppure quante gestanti ricevono una valutazione parodontale prima o durante la gravidanza? Quanti ginecologi chiedono alla paziente se ha le gengive che sanguinano?

Vero è che sono già tante le variabili fisiolopatologiche da tenere sotto controllo durante la gestazione. Tuttavia, sarebbe bene che anche la salute orale fosse sempre considerata.

 

Il meccanismo è noto da vent’anni

I batteri parodontali raggiungono la placenta. Non è teoria. È stato dimostrato con il sequenziamento genetico: il microbioma placentare assomiglia più a quello orale che a quello vaginale o intestinale.

Esiste un’evidente attrazione tra i due ambienti, seppur distanti anatomicamente.

Fusobacterium nucleatum e Porphyromonas gingivalis sono i principali responsabili. Il primo usa una proteina chiamata Fap2 per legarsi specificamente ai tessuti placentari. Il secondo è stato trovato nel 41% dei cordoni ombelicali di parti pretermine, contro percentuali molto inferiori nei parti a termine.

Nel 2022 un caso clinico ha mostrato cosa può accadere in casi estremi: una donna con gengivite lieve ha sviluppato sepsi fulminante da patogeni parodontali, con morte fetale a 23 settimane. Fusobacterium nucleatum è stato isolato nei polmoni del feto. Aveva causato un corioamnionite necrotizzante.

Altri batteri orali rilevati nella placenta e nel liquido amniotico includono Capnocytophaga gingivalis, Listeria monocytogenes, Tannerella forsythia, Treponema denticola, Peptostreptococcus micros, Streptococcus sanguis e Aggregatibacter actinomycetemcomitans.

Non è chiaro se anche questi batteri possano causare parto pretermine o altre complicazioni.

 

Due strade per il danno

La prima è diretta. I batteri entrano nel sangue durante la masticazione, lo spazzolamento, o le procedure odontoiatriche. O, semplicemente, raggiungono i vasi attraverso meccanismi di colonizzazione tissutale. Quelli dotati di specifiche adesine di superficie colonizzano la placenta. Lì si moltiplicano e innescano l’infezione locale.

La seconda è indiretta. Le citochine prodotte nella tasca parodontale — IL-1β, IL-6, TNF-α — entrano in circolo. Raggiungono l’unità feto-placentare. Stimolano la produzione di prostaglandine. La PGE2 matura la cervice, rompe le membrane, avvia le contrazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tratto da
Hashim et al 2025 licenza CC40

Le donne con parodontite e livelli elevati di PGE2 nel liquido amniotico a 15-20 settimane hanno un rischio di parto pretermine aumentato di 20 volte (!) rispetto al normale.

 

Trattare durante la gravidanza non basta

Qui sta il paradosso. L’associazione tra parodontite ed esiti avversi è solida. Ma trattare la parodontite durante la gravidanza non riduce in modo consistente questi esiti.

La meta-analisi Cochrane su 15 studi randomizzati non ha trovato differenze significative per il parto pretermine. Una riduzione c’è per il basso peso alla nascita, ma l’evidenza è di bassa qualità.

Una network meta-analisi del 2024 ha trovato che la levigatura radicolare da sola non funziona. Funziona meglio se combinata con clorexidina. Ma neanche questa combinazione è una garanzia.

Perché? Probabilmente perché arriviamo tardi. Quando la donna scopre di essere incinta e inizia i controlli prenatali, i batteri potrebbero aver già colonizzato la placenta. La finestra biologica per intervenire è prima del concepimento.

 

I fattori di rischio che tutti conoscono (e quello che ignorano)

La medicina ostetrica ha identificato decine di fattori di rischio per gli esiti avversi della gravidanza. Alcuni non sono modificabili: l’età materna, l’etnia, il genotipo fetale, un precedente parto pretermine. Altri lo sono parzialmente: il diabete gestazionale, l’ipertensione, l’obesità.

Il ginecologo chiede se la paziente fuma. Chiede se assume alcol o droghe. Misura la pressione. Controlla la glicemia. Prescrive l’acido folico. Valuta la lunghezza della cervice nelle gravidanze a rischio. Cerca la vaginosi batterica. Tratta le infezioni urinarie.

Tutto corretto. Tutto nelle linee guida.

Ma la parodontite? Silenzio.

Eppure la parodontite è diversa dagli altri fattori di rischio. È completamente modificabile. Il trattamento è semplice, sicuro, non invasivo. Non richiede farmaci. Non ha effetti collaterali. Il trattamento non-chirurgico costa poco. E colpisce il 40% delle donne in età fertile.

Confrontiamo i numeri. La vaginosi batterica aumenta il rischio di parto pretermine di circa 2 volte. La parodontite di 1,5-2,5 volte. Entrambe sono infezioni. Entrambe sono trattabili. Ma per la vaginosi c’è uno screening raccomandato nelle gravidanze a rischio. Per la parodontite, nulla.

Il diabete gestazionale aumenta il rischio di macrosomia e complicanze neonatali. Viene cercato attivamente con la curva da carico. La parodontite aumenta il rischio di pre-eclampsia di oltre 3 volte. Non viene cercata affatto.

La differenza non è scientifica. È culturale. La bocca non fa parte della gravidanza. Il dentista non è nel team prenatale. La salute orale non è salute vera. Ma perché tutto ciò? Perché continuiamo a comportarci come se la bocca fosse staccata dal resto del corpo?

Cosa dicono le linee guida italiane

Ho letto le linee guida nazionali SNLG sulla gravidanza fisiologica. Tutte e due le parti, oltre 500 pagine di raccomandazioni che si dichiara siano basate sull’evidenza, pubblicate nel 2023 e 2025.

Contengono screening molto importanti per una lunga serie di malattie infettive: batteriuria asintomatica, Chlamydia, citomegalovirus, epatite B, epatite C, gonorrea, herpes, HIV, rosolia, sifilide, streptococco di gruppo B, toxoplasmosi, tubercolosi, vaginosi batterica.

 

Estratto del sommario delle linee guida nazionali sugli screening infettivologici da effettuare in gravidanza.

 

Raccomandano anche screening per anemia, emoglobinopatie, depressione perinatale, e, giustamente, anche per la violenza domestica.

La parola “parodontite” non compare. Mai. In 500 pagine.

La parola “odontoiatrico” appare una volta sola: come fattore di rischio per l’epatite B.

Il solito clichè anni ’30. Peccato che poi questi dati si basano sulla domanda: «È mai stato dal dentista?». Sarebbe come chiedere a chi ha la gonorrea se ha mai preso un autobus. Vedo già i titoli: “La Gonorrea Trasmessa dai Sedili del Bus!”. Nei fatti, la sicurezza degli studi odontoiatrici è stata dimostrata anche recentemente con la bassissima diffusione del Covid-19 al loro interno, contrapposta a ciò che è successo in tutti gli altri ambienti sanitari.

Nessuna raccomandazione sulla salute orale. Nessun invio al dentista per un controllo. Nessuno screening gengivale. (Con rare eccezioni di medici illuminati, come sempre.)

Prendiamo come esempio uno screening raccomandato nelle linee guida, quello della vaginosi batterica. La vaginosi aumenta il rischio di 2 volte. La parodontite di 1,5-2,5 volte. Per una c’è una raccomandazione. Per l’altra, silenzio.

Eppure, la parodontite è almeno la sesta malattia infettiva più frequente al mondo (ma secondo studi recenti questo dato sarebbe sottostimato di molto).

 

Prevalenza della malattia parodontale in diverse regioni dal 1990 al 2023. Ogni cella rappresenta il valore per una regione e un anno specifici con tonalità più scure che indicano valori più alti l’Africa e l’Asia mostrano un aumento significativo dei valori. Tratto da
Hashim et al 2025 licenza CC40.

 

Il fallimento della medicina compartimentalizzata

Ecco il punto critico. La parodontite colpisce circa il 60% della popolazione mondiale e il 40% delle donne in età fertile. Il legame con gli esiti avversi della gravidanza è documentato da centinaia di studi. Ho scritto di questa relazione tra denti e salute generale anche altrove.

Eppure, la maggioranza degli operatori sembra dimenticare che esiste questa malattia infettiva.

Basterebbe chiedere: «Ha fatto un controllo dal dentista?».

Eppure, anche le linee guida dell’American Dental Association e dell’American College of Obstetricians and Gynecologists concordano: il trattamento parodontale in gravidanza è sicuro. Può essere eseguito in qualsiasi trimestre. Ma nessuno lo prescrive di routine.

La European Federation of Periodontology raccomanda la terapia parodontale non chirurgica anche durante la gravidanza.

 

Cosa andrebbe fatto

Una donna che pianifica una gravidanza dovrebbe ricevere una valutazione parodontale completa.

Se ha parodontite, dovrebbe essere trattata prima del concepimento. Non durante. Prima.

Durante la gravidanza, il mantenimento parodontale dovrebbe essere parte del protocollo prenatale. Non un optional. Non qualcosa che la paziente deve chiedere. Parte del protocollo.

I ginecologi dovrebbero allenarsi a riconoscere i segni evidenti della parodontite già durante l’anamnesi: sanguinamento gengivale, alitosi, mobilità dentale. E dovrebbero inviare la paziente dal dentista, o, preferibilmente, dal parodontologo.

Ma questo richiederebbe anche l’abbattimento di certi muri ideologici.

Richiederebbe che medici e dentisti si parlassero amabilmente. Richiederebbe formazione interdisciplinare. Richiederebbe che qualcuno ammettesse che la bocca fa parte del corpo.

 

Conclusione

I dati ci sono. I meccanismi sono chiari. I batteri patogeni orali, se si sviluppano in modo eccessivo, possono colonizzare la placenta. L’infiammazione sistemica scatenata dalla parodontite raggiunge il feto. Il rischio di parto pretermine, basso peso e pre-eclampsia aumenta.

Quello che manca è l’azione. Manca la consapevolezza nella classe medica. Manca l’integrazione tra discipline. Manca il coraggio di dire alle donne la verità: anche la salute della tua bocca influenza quella del tuo bambino.

 

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Ho già trattato questo tema, insieme agli altri collegamenti tra salute parodontale e generale, nel mio libro Killer 32.

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